Corpo*: maschio. Ti senti*: maschio. Ti piacciono*: maschi. Sei: Omosessuale.
Corpo: maschio. Ti senti: maschio. Ti piacciono: femmine. Sei: Eterosessuale.
Corpo: maschio. Ti senti: femmina. Ti piacciono: maschi. Sei: Transessuale, eterosessuale.
Corpo: maschio. Ti senti: femmina. Ti piacciono: femmine. Sei: Transessuale, omosessuale.
Corpo: maschio. Ti senti: maschio. Ti piacciono: tutti**. Sei: Bisessuale.
Corpo: maschio. Ti senti: femmina. Ti piacciono: tutti. Sei: Transessuale, bisessuale.
Corpo: femmina. Ti senti: femmina. Ti piacciono: maschi. Sei: Eterosessuale.
Corpo: femmina. Ti senti: femmina. Ti piacciono: femmine. Sei: Omosessuale, detta anche lesbica.
Corpo: femmina. Ti senti: maschio . Ti piacciono: maschi. Sei: Transessuale, eterosessuale.
Corpo: femmina. Ti senti: maschio. Ti piacciono: femmine. Sei: Transessuale, omosessuale. (vedi: ciclista)
Corpo: femmina. Ti senti: femmina. Ti piacciono: tutti. Sei: Bisessuale.
Corpo: femmina. Ti senti: maschio. Ti piacciono: tutti. Sei: Transessuale, bisessuale.
Etichetta di base: ci si rivolge alla persona usando il sesso della seconda colonna ("ti senti").
* Corpo = corpo alla nascita.
Ti senti = ti identifichi come. A volte ti operi per diventare, a volte no (perché hai paura dei chirurghi, perché dopotutto al tuo corpo sei abituato, perché mi dicono che il rapporto dei maschietti con quello che hanno tra le gambe sia molto complicato, anche per quelli che non si percepiscono come del tutto maschi).
Ti piacciono = sei attratto da - insomma, vorresti portarti a letto.
** Il che non vuol dire che zompi addosso a tutti, eh. Magari sei anche monogamo/a.
Questione a parte: le drag queen e i drag king. Trattasi di teatro. Anche. Quello è il corso avanzato, un'altra volta.
(Grazie a Restodelmondo; unica cosa interessante trovata sul blog di Scalfarotto, ex candidato alle primarie del centrosinistra. Mmm)
giovedì 9 agosto 2007
martedì 7 agosto 2007
Il matematico che gioca con la Bibbia
Chi non avesse già intuito - non ci vuol molto - che Odifreddi è un megalomane ignorante, può leggersi una recensione della sua ultima opera sul blog di Giorgio Israel, in cui c'è una bella collezione di strafalcioni e folate di ateismo di marca stalinista. Sapere che ha venduto 150.000 copie e stare male è stata una cosa sola.
PS Io, per quel che importa, non sono credente, ma vivo questa come una condizione personale - a tal proposito mi piacerebbe sapere perché la religiosità dovrebbe essere un fatto privato e l'ateismo no - senza nemmeno sognarmi di farne una sorta di status di superiorità intellettuale. Questa storia che la scienza dovrebbe portare all'ateismo è una balordaggine colossale. Come disse una volta il mio professore, il fisico deve sparare numeri - e quindi anche il matematico. Che poi alcuni di questi si facciano prendere dalla volontà di potenza e vogliano dimostrare l'inesistenza di Dio o irridere l'Antico e il Nuovo Testamento, è cosa che ha a che fare più con la psicologia che con la scienza.
PS Io, per quel che importa, non sono credente, ma vivo questa come una condizione personale - a tal proposito mi piacerebbe sapere perché la religiosità dovrebbe essere un fatto privato e l'ateismo no - senza nemmeno sognarmi di farne una sorta di status di superiorità intellettuale. Questa storia che la scienza dovrebbe portare all'ateismo è una balordaggine colossale. Come disse una volta il mio professore, il fisico deve sparare numeri - e quindi anche il matematico. Che poi alcuni di questi si facciano prendere dalla volontà di potenza e vogliano dimostrare l'inesistenza di Dio o irridere l'Antico e il Nuovo Testamento, è cosa che ha a che fare più con la psicologia che con la scienza.
Benvenuti
Anche il Foglio si inchina al genio del Beppe:
(Dalla prima pagina di Sabato 4 agosto)
Passaggi e sottopassaggi. Nove Colonne, la
nostra rubrica che, ovviamente, è rosa d’invidia
verso il puro genio satirico degli altri, si
pregia di disinnescare i corsivi al fulmicotone
di Beppe Severgnini, il nemico dei luoghi
comuni. Quando ne vede uno lui, di luogo comune,
gli spara addosso una fucilata. Sminiamo
alcuni tra i migliori che verranno pubblicati
in questo agosto di azzurro mare dal Corriere
della Sera e per annullare l’effetto
choc della sorprendente prosa, infatti, Nove
Colonne, cui non resta altro che rubare dallo
spirito altrui, rende noti i sorprendenti
Passaggi e pure i sottopassaggi, nell’anticipazione
che si darà qui di seguito. Passaggi e
sottopassaggi dunque: “Dai giovani che si facevano
le pere a quelli di oggi che si fanno
come Mele”. O, ancora, “Date a Cesare quello
che è di Cesare, ma Prodi è solo romano”.
Peggio di così non si potrà certo fare, ed è
quello che l’occhialuto spettinato ha prodotto
negli ultimi due giorni per mimetizzare il
proprio genio e non umiliare così i colleghi,
ma non è vero che sono stati imbarazzanti i
primi passaggi, non è vero che a via Solferino
non sanno come dirglielo di lasciar perdere
(magari suggerendo al simpatico umorista
di Crema di darsi alla confezione di necrologie
e avvisi, o, alla copiatura dei gran
lunga più spiritosi corsivi di Lina Sotis giusto
per imparare il mestiere).
Passaggi e sottopassaggi a passeggio. E’ già
pronto il corsivo sulla multiculturalità: “Che
sia multiculturale. Attenzione alla gutturale
però, altrimenti si rischia di fare Augh!, come
gli indiani Sioux”. Feroce contro il mollacchiume
dei colleghi, Severgnini si lancia
con un inaudito attacco alla Jena de La
Stampa: “Uno spirito così neppure le patate”.
C’è anche un sovrapassaggio in questi
passaggi: l’alta politica. Con caustica limpidezza,
l’uomo dall’impermeabile sempre abbottonato
svela i misteri dell’inchiesta Unipol:
“Non c’è intercettazione senza conversazione.
E questo, per la politica, è il momento
per una robusta colazione”. Più spiritoso
di così, manco Veltroni. Figurarsi cosa
avrebbero potuto fare Letta e Bindi. E non è
vero che i redattori del Corriere sghignazzano
mettendo in pagina Severgnini come se
fosse solo il kamikaze delle tre righe. Ormai
il dibattito politico tiene conto solo dell’arguto
motteggiare di Severgnini. Ecco il tema
caldo dell’estate: le tasse e la fede cattolica.
Severgnigni arriva con un’annotazione che
sconvolge qualsiasi dibattito e azzera ogni
luogo comune: “Evadere umanun est, pagare
est diabolicum”. Anche sull’arsura e la
siccità che ha flagellato questa nostra estate
Severgnigni ha già pronto un fulminante
passaggio o, meglio, un ripassaggio: “Bel
tempo e mal tempo non durano tutto il tempo.
Ma quello che ci vuole”.
Passaggi e sottopassaggi. Esaurito l’argomento
Mele, l’occhio di Severgnini ha voluto
guardare oltre l’Hotel Flora, verso il Colosseo.
Anglofono, ha così scritto: “Ogni day, un
bacio gay. Every day, cicisbai. Kiss, kiss. Miao
Miao. Si sa, al Colosseo ci sono i gatti”.
Passaggi e sottopassaggi. Il Corriere, da
par suo, è arrivato ultimo nella mobilitazione
dei brevi corsivi ma più che riempitivi,
nel caso dell’acuto Severgnini, si tratta di
svuotini, tre o quattro righe di vacantini, botole
di vuoto spalmate di guttalax dove frana
il miracolo terzista. Ma, da par suo, il Corriere
ha saputo scoprire non solo il genio ma
anche l’antidoto. La querelle sul grande
quotidiano che fu di Luigi Albertini detto
Gigi nata dalla controffensiva di Piero Fassino
che li richiamava al doveroso silenzio,
come da lezione di Luigi Einaudi detto Gigi,
ha ancora una volta sfruculiato la fantasia di
Severgnini. Lapidario il suo commento: “Tra
Gigi e Gigi, scelgo Pigi”.
(Dalla prima pagina di Sabato 4 agosto)
Passaggi e sottopassaggi. Nove Colonne, la
nostra rubrica che, ovviamente, è rosa d’invidia
verso il puro genio satirico degli altri, si
pregia di disinnescare i corsivi al fulmicotone
di Beppe Severgnini, il nemico dei luoghi
comuni. Quando ne vede uno lui, di luogo comune,
gli spara addosso una fucilata. Sminiamo
alcuni tra i migliori che verranno pubblicati
in questo agosto di azzurro mare dal Corriere
della Sera e per annullare l’effetto
choc della sorprendente prosa, infatti, Nove
Colonne, cui non resta altro che rubare dallo
spirito altrui, rende noti i sorprendenti
Passaggi e pure i sottopassaggi, nell’anticipazione
che si darà qui di seguito. Passaggi e
sottopassaggi dunque: “Dai giovani che si facevano
le pere a quelli di oggi che si fanno
come Mele”. O, ancora, “Date a Cesare quello
che è di Cesare, ma Prodi è solo romano”.
Peggio di così non si potrà certo fare, ed è
quello che l’occhialuto spettinato ha prodotto
negli ultimi due giorni per mimetizzare il
proprio genio e non umiliare così i colleghi,
ma non è vero che sono stati imbarazzanti i
primi passaggi, non è vero che a via Solferino
non sanno come dirglielo di lasciar perdere
(magari suggerendo al simpatico umorista
di Crema di darsi alla confezione di necrologie
e avvisi, o, alla copiatura dei gran
lunga più spiritosi corsivi di Lina Sotis giusto
per imparare il mestiere).
Passaggi e sottopassaggi a passeggio. E’ già
pronto il corsivo sulla multiculturalità: “Che
sia multiculturale. Attenzione alla gutturale
però, altrimenti si rischia di fare Augh!, come
gli indiani Sioux”. Feroce contro il mollacchiume
dei colleghi, Severgnini si lancia
con un inaudito attacco alla Jena de La
Stampa: “Uno spirito così neppure le patate”.
C’è anche un sovrapassaggio in questi
passaggi: l’alta politica. Con caustica limpidezza,
l’uomo dall’impermeabile sempre abbottonato
svela i misteri dell’inchiesta Unipol:
“Non c’è intercettazione senza conversazione.
E questo, per la politica, è il momento
per una robusta colazione”. Più spiritoso
di così, manco Veltroni. Figurarsi cosa
avrebbero potuto fare Letta e Bindi. E non è
vero che i redattori del Corriere sghignazzano
mettendo in pagina Severgnini come se
fosse solo il kamikaze delle tre righe. Ormai
il dibattito politico tiene conto solo dell’arguto
motteggiare di Severgnini. Ecco il tema
caldo dell’estate: le tasse e la fede cattolica.
Severgnigni arriva con un’annotazione che
sconvolge qualsiasi dibattito e azzera ogni
luogo comune: “Evadere umanun est, pagare
est diabolicum”. Anche sull’arsura e la
siccità che ha flagellato questa nostra estate
Severgnigni ha già pronto un fulminante
passaggio o, meglio, un ripassaggio: “Bel
tempo e mal tempo non durano tutto il tempo.
Ma quello che ci vuole”.
Passaggi e sottopassaggi. Esaurito l’argomento
Mele, l’occhio di Severgnini ha voluto
guardare oltre l’Hotel Flora, verso il Colosseo.
Anglofono, ha così scritto: “Ogni day, un
bacio gay. Every day, cicisbai. Kiss, kiss. Miao
Miao. Si sa, al Colosseo ci sono i gatti”.
Passaggi e sottopassaggi. Il Corriere, da
par suo, è arrivato ultimo nella mobilitazione
dei brevi corsivi ma più che riempitivi,
nel caso dell’acuto Severgnini, si tratta di
svuotini, tre o quattro righe di vacantini, botole
di vuoto spalmate di guttalax dove frana
il miracolo terzista. Ma, da par suo, il Corriere
ha saputo scoprire non solo il genio ma
anche l’antidoto. La querelle sul grande
quotidiano che fu di Luigi Albertini detto
Gigi nata dalla controffensiva di Piero Fassino
che li richiamava al doveroso silenzio,
come da lezione di Luigi Einaudi detto Gigi,
ha ancora una volta sfruculiato la fantasia di
Severgnini. Lapidario il suo commento: “Tra
Gigi e Gigi, scelgo Pigi”.
lunedì 6 agosto 2007
Scoop al Venerdì, Bush non è stupido
Fantastico. La giornalista Cristina Nadotti è andata a intervistare Irwin Stelzer, studioso di politica economica, l'uomo che "ha spiegato a Bush perché la gente lo odia tanto". Lo scenario era perfetto per la consueta pillola antibushiana del lettore di Repubblica; ma la vita è piena di imprevisti, e le cose devono aver subito preso una piega inaspettata, tant'è che titolo, foto e didascalie devono fare triplici salti mortali per non tradire le speranze della vigilia.
Chiede dunque la Cristina, "Che ha risposto al presidente quando le ha chiesto perché gli europei non la amano?", e Stelzer dice qualcosa sulla guerra in Iraq, per fortuna degli impaginatori, ma poi aggiunge "...e in larga misura è una sorta di invidia per l'America e il suo potere". Ahia.
Stelzer prosegue: "Il fatto è che gli europei pensano che George W. Bush sia piuttosto ignorante. Invece è un lettore onnivoro, legge moltissimi saggi storici ed è appassionato di biografie, soprattutto di Churchill". L'inviata fiuta l'operazione propagandistica presidenziale e chiede se è possibile affrontare temi così complessi tra un boccone e l'altro, e Stelzer dice : "Anch'io mi sono stupito, ma abbiamo esaurito ogni questione piuttosto bene, perché Bush fa domande molto precise, costringendo la gente a non fare sfoggio di erudizione, ma a dargli delle risposte secche". Bernardo Valli si sarebbe sentito male. E anche la Cristina sente il terreno che scricchiola: "Però al Washington Post ha dichiarato che quella di Bush o è straordinaria fiducia in se stesso o incapacità di confrontarsi con la realtà" (di' la seconda, perdio, di' la seconda...ndb). "Devo ribadirlo: avendo parlato con lui dovrei propendere per la prima". Doh. "In fin dei conti ha studiato a Harvard", ricorda, e si comincia ad avere l'impressione che Irwin Stelzer abbia più cose da spiegare agli europei che a Bush.
Ovviamente tutto questo è scritto sull'acqua, appena Zucconi rientra dalle ferie riavremo le vaccate sui salatini e i barboncini, ma io me l'appunto, potrebbe servire.
Chiede dunque la Cristina, "Che ha risposto al presidente quando le ha chiesto perché gli europei non la amano?", e Stelzer dice qualcosa sulla guerra in Iraq, per fortuna degli impaginatori, ma poi aggiunge "...e in larga misura è una sorta di invidia per l'America e il suo potere". Ahia.
Stelzer prosegue: "Il fatto è che gli europei pensano che George W. Bush sia piuttosto ignorante. Invece è un lettore onnivoro, legge moltissimi saggi storici ed è appassionato di biografie, soprattutto di Churchill". L'inviata fiuta l'operazione propagandistica presidenziale e chiede se è possibile affrontare temi così complessi tra un boccone e l'altro, e Stelzer dice : "Anch'io mi sono stupito, ma abbiamo esaurito ogni questione piuttosto bene, perché Bush fa domande molto precise, costringendo la gente a non fare sfoggio di erudizione, ma a dargli delle risposte secche". Bernardo Valli si sarebbe sentito male. E anche la Cristina sente il terreno che scricchiola: "Però al Washington Post ha dichiarato che quella di Bush o è straordinaria fiducia in se stesso o incapacità di confrontarsi con la realtà" (di' la seconda, perdio, di' la seconda...ndb). "Devo ribadirlo: avendo parlato con lui dovrei propendere per la prima". Doh. "In fin dei conti ha studiato a Harvard", ricorda, e si comincia ad avere l'impressione che Irwin Stelzer abbia più cose da spiegare agli europei che a Bush.
Ovviamente tutto questo è scritto sull'acqua, appena Zucconi rientra dalle ferie riavremo le vaccate sui salatini e i barboncini, ma io me l'appunto, potrebbe servire.
Andate a casa
Già Manzoni parlava della "vecchiaia malvissuta". Questi cadono dalle palme, non stanno più in piedi sui palchi...a me fanno soltanto pena. Come disse Kurt Cobain, it's better to burn out than to fade away.
giovedì 2 agosto 2007
Qua e là
Così pare che la Tim cancellerà "Faccetta Nera" dalla lista delle suonerie scaricabili su cellulare. Niente da dire. Ma invece "Bandiera Rossa" resta. E questo non va tanto bene. Questa storia dell'apologia di fascismo non è un po' ammuffita? Se proprio bisogna sanzionare le apologie, non sarebbe il caso di riconoscere che l'Italia, a un certo punto, o diventava comunista o diventava fascista, e quindi sanzionarle entrambe, senza fare finta che una dittatura sia meglio dell'altra solo perché non ci è toccato subirla?
E' uscita una classifica dei cento dischi che hanno cambiato il mondo, votati da musicisti come Radiohead, Franz Ferdinand, Patti Smith eccetera ed esperti del settore. Con un po' di sorprese. Una è che io ne ho solo 19 (eek). Un'altra è che "The Doors" è solo al 49° posto. Poi c'è un disco degli Strokes, "Is this it" (ma il suo claim to fame sembra essere l'aver contribuito alla nascita degli Arctic Monkeys, che è un merito di portata discutibile). Infine, ci sono tre titoli dei Beatles e due di David Bowie, ma questa non è affatto una sorpresa tranne che per Piero Scaruffi e quelli che credono alle sue stronzate su come i suddetti siano considerati grandi musicisti solo dagli incompetenti e da quelli che non fanno musica.
E' uscita una classifica dei cento dischi che hanno cambiato il mondo, votati da musicisti come Radiohead, Franz Ferdinand, Patti Smith eccetera ed esperti del settore. Con un po' di sorprese. Una è che io ne ho solo 19 (eek). Un'altra è che "The Doors" è solo al 49° posto. Poi c'è un disco degli Strokes, "Is this it" (ma il suo claim to fame sembra essere l'aver contribuito alla nascita degli Arctic Monkeys, che è un merito di portata discutibile). Infine, ci sono tre titoli dei Beatles e due di David Bowie, ma questa non è affatto una sorpresa tranne che per Piero Scaruffi e quelli che credono alle sue stronzate su come i suddetti siano considerati grandi musicisti solo dagli incompetenti e da quelli che non fanno musica.
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