venerdì 24 agosto 2007

C'est l'argent qui fait le feu?

Lettera al Foglio di oggi:

Al direttore - C’è un controsenso evidente alla base della guerra ai roghi estivi. Si pagano i lavoratori soltanto se i boschi bruciano. Tanti incendi, c’è lavoro per tutti. Nessun incendio, si resta a casa. In pratica, c’è una involontaria istigazione-sovvenzione di stato ad appiccare il fuoco, quando invece si dovrebbe fare il contrario. Pagare per gli incendi che non ci sono. Si riuniscono i lavoratori stagionali in una cooperativa di sorveglianza, con una penale ben chiara: se scoppia l’incendio, e distrugge il bosco, scatta la penale sulle paghe. Forse si pattuglierebbe di più, si sorveglierebbe meglio. Guai allora al piromane autentico, sorpreso con una latta di benzina in mezzo al folto da un drappello di stagionali calabresi. Ma forse è troppo semplice, ancora una volta. Rischierebbe di funzionare.

Mimmo Ballarin, via Web

lunedì 20 agosto 2007

Filmmaker, heal thyself!

Credo sia bastato guardare dieci minuti di Fahrenheit 9/11 per sapere cosa aspettarsi da ogni altro film di Michael Moore. Non mi sorprende quindi la recensione di Sicko sul Washington Post che coglie l'occasione per spiegare la differenza tra un'inchiesta e una raccolta di lamentele a uso ideologico. Non c'è bisogno di vedere il film per capire quale delle due abbia fatto Moore. La storia della visita all'eccellente ospedale cubano è di una pochezza sorprendente perfino per lui. Il nocciolo della questione, quello che sfugge ai tanti Michael Moore in giro per il mondo, è in queste poche righe dell'articolo:

He seems to think utopia is a collective wish away. He seems to think it would just be better if it were all free. Except: Nothing is free. Somebody has to pay for everything. It may not be the end user (upon whom Moore focuses exclusively) but somewhere, somehow, somebody has to pay for the nurse's aides, those purple latex gloves, the bandages, the hideous green smocks and hair-hiders and, of course, the various implements for jabbing, slicing and otherwise penetrating your trembly body.

Qui per chi vuole capire con qualche serietà come funziona a grandi linee il sistema sanitario americano.

venerdì 17 agosto 2007

Pukkelpop, un anno dopo



17/08/2006, Hasselt

Fino alle cinque, la città colorata doveva essere ancora sulle spalle delle truppe pacifiche che stringevano l'assedio intorno al sobborgo limburghese di Kiewit. Al di là delle barriere, tra pioppi più infastiditi dal vento di quelli padani, un'arena fangosa e file di chioschi traboccanti di junk food da vendere a prezzi disonesti. Il silenzio e il vuoto, in queste occasioni in cui sono attesa di rumore e folla, hanno uno strano sapore di sospensione onirica.

mercoledì 15 agosto 2007

Aggiornamento sul Global Warming/3

Oggi sul giornale si poteva leggere che la temperatura media sulla Terra è aumentata di 0.7 gradi negli ultimi 150 anni. Su Marte, è aumentata di 0.6 gradi negli ultimi 20 anni. Bisognerà dire a quegli stronzi di marziani di dare un po' un taglio alle loro emissioni di gas serra.

Aggiornamento sul Global Warming/2

Oggi mediocrissimo Sartori sul Corriere a proposito della "catastrofe climatica": di scientifico nulla, tranne la spocchia, e numeri un tanto al chilo, "50 volte", "100 volte", "le minacciose sembianze di una crescita esponenziale" eccetera. L'ipotesi che il (supposto) riscaldamento sia dovuto all'inquinamento atmosferico è data come certa semplicemente grazie alla constatazione che l'inquinamento atmosferico c'è. Per uno studioso di logica, non c'è male. E quando si dice che questa è l'estate più calda dal millesettecento e rotti, o che non si faceva la vendemmia così presto dai tempi del Concilio di Trento, a me viene da chiedermi: beh, e ai tempi del Concilio di Trento non c'era l'inquinamento no, tutti zappavano la terra e pascolavano le vacche e viaggiavano in carrozza, no? E allora, com'è che quell'anno fece così caldo? Qui un articolo di ben otto anni fa che comincia a denunciare il vannamarchismo delle analisi dei Global Warmers. Segnalerei in particolare <<[...] here's what the United Nations wrote in 1995: "Warmer temperatures will lead to . . . prospects for more severe droughts and/or floods in some places and less severe droughts and/or floods in others." >>

A proposito dell'influenza delle attività umane, qui Steven Milloy, commentatore scientifico di Fox, chiaro e con qualche cifra, a differenza di Sartori.

Per i pigri, ne traduco un po':

"Circa il 95% dell'effetto serra [..] è dovuto al vapore acqueo, il 99.999% del quale è di origine naturale. Il restante 5% dell'effetto serra è dovuto a diossido di carbonio, metano, ossido di azoto e altri gas vari. Sebbene il diossido di carbonio sia il più dominante di questi gas quanto a volume, comprendendo circa il 99.4% del totale, gli altri gas trattengono più calore. Così il contributo del diossido di carbonio al 5% dell'effetto serra non dovuto al vapore acqueo è molto meno del 99.4% - è circa il 72%. Quindi il diossido di carbonio è responsabile soltanto del 3.6% dell'effetto serra [...]. Ma il diossido di carbonio è prodotto sia naturalmente sia dagli umani. Circa il 97% del diossido di carbonio atmosferico è in realtà naturale. Solo circa il 3% proviene dalle attività umane. Questo significa che soltanto lo 0.11% dell'effetto serra (cioè il 3% del 3.6%) è dovuto alle emissioni di diossido di carbonio nell'atmosfera da parte dell'uomo. [...]

Contando anche gli altri gas serra, il contributo totale dell'uomo all'effetto serra è circa dello 0.3%. In altre parole, circa il 99.7% dell'effetto serra è dovuto esclusivamente alla natura."

domenica 12 agosto 2007

Infatti, neanch'io!

Confesso di non avere mai capito perché un letterato, un professore universitario, un attore o un regista cinematografico debbano essere più autorevoli, quando è in gioco la politica nazionale, di un imprenditore, di un professionista o di un operaio. Se questa categoria di saccenti onnicompetenti lo avesse infine capito e badasse d'ora in poi soltanto a fare bene il proprio mestiere, tanto meglio.

Sergio Romano, Cooriere di oggi. Tutto l'editoriale è da leggere.

venerdì 10 agosto 2007

Uno, nessuno, centomila

Ditemi poi che la storiografia non è una materia complicatissima, se non si può nemmeno stabilire cos'è successo a Bruce Willis al Billionaire .

1) Willis non si sarebbe concesso ad una foto con Elisabetta Gregoraci, compagna ventiseienne del manager di Formula 1. [...] Dopo le proteste della Gregoraci per il mancato scatto assieme alla star del cinema, uno stizzito Briatore avrebbe ordinato ai suoi buttafuori di accompagnare Bruce e Jerry alla porta, senza nessuna spiegazione.

2) Il popolare attore americano sarebbe stato invitato alla festa privata di Fawaz Gruosi. E qui avrebbe iniziato a corteggiare la moglie dell'imprenditore in maniera fastidiosa. Da qui la decisione di allontanarlo dal locale.

3) L'ufficio stampa del Billionarie precisa: che Willis non è stato «allontanato» dai responsabili della sicurezza de locale. «In effetti il signor Willis - spiega una nota - è stato accolto e ricevuto con i dovuti onori da Flavio Briatore e si è poi fermato al ristorante Cipriani del locale per cena. Successivamente, non essendogli stato unicamente concesso l'accesso a una zona del locale dove si teneva una festa privata, il signor Willis di sua spontanea volontà ha deciso di lasciare il Billionaire».


Conscio di tranquillizzare i più, sottolineerò che Bruce ha detto «Malgrado il terribile trattamento, amiamo ancora la Sardegna, ma può darsi che ora formeremo un nostro personale club di miliardari». Pheeew!