E' nato sulla scia della pomemica tra la Repubblica e il Corriere un dibattito sul tema della faziosità nell'informazione, che è un tema abbastanza affascinante in quanto nessuno negherebbe che la faziosità esista, e tuttavia nessuno ammetterebbe di praticarla, o di lavorare in un giornale o una trasmissione televisiva che la praticano. L'accusato di faziosità avrà sempre modo di argomentare che la sua presa di posizione è dettata da una lucida analisi dei fatti, che il suo schierarsi, anche sistematico, da una certa parte è sempre suffragato da buone ragioni, e che è il non schierarsi, lo stare un po' di qua un po' di là, la cosiddetta terzietà, una forma di faziosità camuffata. Come dice Scalfari, se abbiamo a che fare con il peggior governo della storia d'Italia, attaccarlo con tutti i mezzi, considerarlo a tutti gli effetti un avversario, è faziosità o semplicemente buon senso?
La risposta è che, in un caso del genere, sarebbe entrambe le cose. Un regime politico che imbavagliasse la stampa, gli oppositori, che fondasse il proprio potere sulla violenza, limitando le libertà dei cittadini, darebbe a ognuno un buon motivo per essere fazioso, cioè per dichiararsi appartenente ad una certa parte, contro un'altra, non in ragione di ciò che l'altra parte fa, ma di ciò che essa è. Nella nostra realtà, come ognuno può vedere, non è questo il caso: Berlusconi è andato e venuto dal governo negli ultimi quindici anni di storia, senza che l'Italia sprofondasse negli abissi della dittatura. Siamo, più banalmente, in una situazione bipolarismo e di alternanza tra due schieramenti uno dei quali si inscrive nella tradizione conservatrice, e l'altro in quella socialista. Stando così le cose, la differenza tra il moderato e il fazioso è facile da tracciare. Il moderato guarda all'Italia, appoggia e critica l'una e l'altra parte a seconda che ritenga ciò che fanno giusto o sbagliato per il Paese, e può anche schierarsi in maniera consistente con una delle due perché la ritiene più adatta a lavorare per il Paese in una determinata situazione storica. Questo non lo rende fazioso. Il fazioso è contraddistinto dal fatto che la sua logica non abbraccia mai il Paese, ma è tutta interna alla sua parte. Le critiche che egli rivolge alla sua parte sono su ciò che a suo giudizio la allontana dalla vittoria elettorale o ne indebolisce le posizioni. La sua appartenenza non è mai messa in dubbio. Consiglia, mette in guardia dall'abbassare la guardia. Più che da ciò che dice, è da come parla che si capisce che il suo orizzonte non è il Paese, ma la sua fazione, e che il suo appoggio ad essa non è condizionato, ma granitico; dedica molto più tempo a pensare a come farla prevalere che a capire perché è meglio che prevalga. La mia opinione è che chiunque fa informazione in questo modo non fa del giornalismo, ma della propaganda, e che capirlo sia il primo passo per diventare un cittadino dotato di spirito critico e non un tifoso da curva.
sabato 31 ottobre 2009
sabato 24 ottobre 2009
giovedì 8 ottobre 2009
Domanda
Premessa: ieri sera ho casualmente seguito in diretta l'intervento telefonico di Berlusconi a Porta a Porta e non ho creduto alle mie orecchie sentendo il Presidente del Consiglio accusare il Presidente della Repubblica di non avere fatto pressioni sulla Corte Costituzionale affinché dichiarasse legittimo il Lodo Alfano. Rosy Bindi, che si stava limitando a dire che quello che diceva Berlusconi era "gravissimo", quando avrebbe potuto definirlo con più esattezza e interpretando il sentimento di chiunque abbia un minimo di cultura democratica "roba da ubriachi" o simili, si è sentita rispondere che è "più bella che intelligente".
Ricordo tutto questo per chiarire che non ho nessun motivo di argomentare a favore di un tale figuro. E tuttavia il giudizio della Corte mi lascia un po' perplesso, laddove spiega che il famoso Lodo avrebbe dovuto essere introdotto tramite legge costituzionale, in quanto contrasta con l'articolo 3 della Costituzione, meglio noto come principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Che assurdità è questa? Tutti sanno che i primi dodici articoli della Costituzione sono dei pilastri praticamente immutabili, a meno di rivolgimenti radicali dell'assetto istituzionale dell'Italia (tant'è vero che non sono mai stati modificati)? Chi mai potrebbe pensare di modificare il principio di uguaglianza, cardine storico di tutte le democrazie - comprese quelle in cui sono in vigore principi di immunità per le alte cariche dello Stato - senza sollevare un pandemonio? E soprattutto, se quanto dice la Corte ha senso, l'articolo 68 - che nella sua forma originaria recitava quanto segue:
- come ha fatto a convivere con il suddetto articolo 3 nella Costituzione italiana in questa forma fino al 1993?
Chi me lo spiega?
Ricordo tutto questo per chiarire che non ho nessun motivo di argomentare a favore di un tale figuro. E tuttavia il giudizio della Corte mi lascia un po' perplesso, laddove spiega che il famoso Lodo avrebbe dovuto essere introdotto tramite legge costituzionale, in quanto contrasta con l'articolo 3 della Costituzione, meglio noto come principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Che assurdità è questa? Tutti sanno che i primi dodici articoli della Costituzione sono dei pilastri praticamente immutabili, a meno di rivolgimenti radicali dell'assetto istituzionale dell'Italia (tant'è vero che non sono mai stati modificati)? Chi mai potrebbe pensare di modificare il principio di uguaglianza, cardine storico di tutte le democrazie - comprese quelle in cui sono in vigore principi di immunità per le alte cariche dello Stato - senza sollevare un pandemonio? E soprattutto, se quanto dice la Corte ha senso, l'articolo 68 - che nella sua forma originaria recitava quanto segue:
«I membri del Parlamento non possono essere perseguiti per le opinioni espresse e per i voti dati nell'esercizio delle loro funzioni.
Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale; né può essere arrestato, o altrimenti privato della libertà personale, o sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, salvo che sia colto nell'atto di commettere un delitto per il quale è obbligatorio il mandato o l'ordine di cattura.
Eguale autorizzazione è richiesta per trarre in arresto o mantenere in detenzione un membro del Parlamento in esecuzione di una sentenza anche irrevocabile.»
- come ha fatto a convivere con il suddetto articolo 3 nella Costituzione italiana in questa forma fino al 1993?
Chi me lo spiega?
mercoledì 7 ottobre 2009
martedì 6 ottobre 2009
Sostiene Ferrara
E' mia convinzione che non debba mai creare scandalo un'opinione che sia espressa con corredi di fatti e motivazioni logiche.
Per questo volevo scrivere qualcosa a favore del misurato ma netto editoriale del direttore del TG1 Minzolini sulla manifestazione di Roma, che ha scatenato le ire di tanti asini (prendete ad esempio il passaggio nel quale egli definisce la manifestazione "per me incomprensibile": Curzio Maltese ha commentato che, trattandosi di Minzolini, non se ne stupisce; che eleganza, eh?).
Poi lo ha fatto al mio posto Giuliano Ferrara.
Per questo volevo scrivere qualcosa a favore del misurato ma netto editoriale del direttore del TG1 Minzolini sulla manifestazione di Roma, che ha scatenato le ire di tanti asini (prendete ad esempio il passaggio nel quale egli definisce la manifestazione "per me incomprensibile": Curzio Maltese ha commentato che, trattandosi di Minzolini, non se ne stupisce; che eleganza, eh?).
Poi lo ha fatto al mio posto Giuliano Ferrara.
giovedì 1 ottobre 2009
Post scriptum
Ad Annozero stasera interverrà la D'Addario. Santoro ha detto di non sapere se sarà personalmente in studio o in collegamento da Bari, "dipende dai suoi impegni".
Se io fossi un vignettista in cerca di spunti, farei tesoro di questa affermazione.
Se io fossi un vignettista in cerca di spunti, farei tesoro di questa affermazione.
martedì 29 settembre 2009
Per Santoro
Io non ho mai avuto sussulti d'indignazione all'idea che Michele Santoro, che pure considero un ottimo mattatore di arene televisive, non avesse più uno spazio di due ore e mezza in prima serata ogni settimana. Mi è sempre parsa una scelta editoriale quella di sostituire il suo programma con uno di Socci o con un documentario sui coccodrilli, pur sapendo che in pratica, essendo la Rai quello che è, scelte di questo tipo hanno sempre delle motivazioni politiche o, per essere più esatti, partitocratiche. Però sul piano del diritto di un'azienda a dare e togliere incarichi ai suoi collaboratori non ho mai visto lo scandalo, specialmente se l'azienda è pubblica, fornisce un servizio pubblico pagato dai cittadini e ha quindi il dovere di prescindere in una certa misura da considerazioni puramente commerciali qualora certi standard di decenza non vengano rispettati (come ad esempio succede ogni volta che l'abominevole vignettista di Annozero deride e calpesta i più disparati valori delle persone all'unico scopo di affermare la sua licenza di sghignazzare su qualunque cosa - tranne naturalmente tutto ciò che attiene alla sua lugubre ideologia comunista).
Detto questo, e detto che i difetti delle trasmissioni di Santoro sono belli grossi, specialmente nei servizi, nei quali l'editing mostra tutta la sua capacità manipolatoria attraverso i tagli, le inquadrature, le musiche eccetera, vorrei però dire anche un'altra cosa: che le suddette trasmissioni non sono noiose; e non mi pare poco. Non naufragano nella palude finto-istituzionale di Porta a Porta. Non cadono nel cortocircuito politichese di Ballarò. Sono faziose, ma non noiose, perché non (del tutto) disoneste. Chi va lì si porta l'elmo in testa perché sa che c'è lo squadrone della morte pronto ad assalirlo, ma sa anche che avrà lo spazio per difendersi. Per un Travaglio che ringhia, c'è un Belpietro che sibila, o viceversa fate voi. Non si lascia nulla alla fantasia, si affronta il nemico a viso aperto, e lo spettatore assiste. Anche nei servizi maneggiati. Io, nonostante il montaggio, ho potuto vedere uno dei più inflessibili inviati di Santoro, Corrado Formigli, piombare nello studio di Feltri per farlo a fettine col suo gelido occhio inquisitore, e Feltri più o meno neutralizzare tutte le sue accuse in cinque minuti, invece di conferir loro la dignità della reticenza (stile Berlusconi coi demenziali quesiti di Repubblica). Formigli sarà certamente convinto delle malefatte di Feltri pù di prima, ma io per esempio un po' di meno. E già il fatto che questo sia potuto succedere mi segnala una cosa: che Santoro, forse perché è talmente sicuro di avere ragione da volere il confronto diretto, non fa la disinformazione insidiosa di cui lo si accusa, quella che nasconde le ragioni dell'altro; lui pensa che l'altro si squalifichi da solo nell'istante in cui gli viene data voce, e così gliela dà. Non chiudete Santoro.
Detto questo, e detto che i difetti delle trasmissioni di Santoro sono belli grossi, specialmente nei servizi, nei quali l'editing mostra tutta la sua capacità manipolatoria attraverso i tagli, le inquadrature, le musiche eccetera, vorrei però dire anche un'altra cosa: che le suddette trasmissioni non sono noiose; e non mi pare poco. Non naufragano nella palude finto-istituzionale di Porta a Porta. Non cadono nel cortocircuito politichese di Ballarò. Sono faziose, ma non noiose, perché non (del tutto) disoneste. Chi va lì si porta l'elmo in testa perché sa che c'è lo squadrone della morte pronto ad assalirlo, ma sa anche che avrà lo spazio per difendersi. Per un Travaglio che ringhia, c'è un Belpietro che sibila, o viceversa fate voi. Non si lascia nulla alla fantasia, si affronta il nemico a viso aperto, e lo spettatore assiste. Anche nei servizi maneggiati. Io, nonostante il montaggio, ho potuto vedere uno dei più inflessibili inviati di Santoro, Corrado Formigli, piombare nello studio di Feltri per farlo a fettine col suo gelido occhio inquisitore, e Feltri più o meno neutralizzare tutte le sue accuse in cinque minuti, invece di conferir loro la dignità della reticenza (stile Berlusconi coi demenziali quesiti di Repubblica). Formigli sarà certamente convinto delle malefatte di Feltri pù di prima, ma io per esempio un po' di meno. E già il fatto che questo sia potuto succedere mi segnala una cosa: che Santoro, forse perché è talmente sicuro di avere ragione da volere il confronto diretto, non fa la disinformazione insidiosa di cui lo si accusa, quella che nasconde le ragioni dell'altro; lui pensa che l'altro si squalifichi da solo nell'istante in cui gli viene data voce, e così gliela dà. Non chiudete Santoro.
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